Un saggio diceva quando un individuo fa un pensiero, questo fa il giro del mondo.
A chi scrive piace pensare che in tutti i tempi della storia, in tutti i luoghi, in tutte le civiltà e culture del pianeta, gli individui siano collegati, fuori dal tempo e dallo spazio, anche solo per il fatto di essere costituzionalmente simili, fatti di acqua e carne, respiro e cellule, facenti parte di un unico grande organismo a cui siamo accomunati.
Diversamente non si spiegherebbe come ricerche e scoperte, atteggiamenti e ragionamenti dell’umano siano similari, se non proprio identici, al di là di epoche storiche e confini geografici. Si è arrivati tutti alle stesse conclusioni, ognuno nel proprio ambiente e nella propria epoca.
Prendiamo per esempio la parola macrobiotica: ha fatto il giro del mondo, è stata utilizzata in luoghi e tempi diversi, addirittura tra occidente e oriente.
Ed è quasi consuetudine credere che arrivi proprio dalla civiltà orientale. Non è proprio così. Le sue primissime origini risalgono a Ippocrate, medico greco che nel 430 a. C. utilizza nella sua opera “Arie, acque e luoghi” per la prima volta le due parole macros – grande e bios – vita, in un unico termine, che in greco è poi diventato sinonimo di longevo.
Grande vita, dunque, lunga vita. E una vita piena, ricca (di significato e salute). Ippocrate sosteneva di già che l’individuo fosse un prodotto dell’ambiente, ossia influenzato dal contesto in cui vive, dal clima, dal cibo, dalle caratteristiche di quel luogo, per la sua vita e per la sua salute.
Poi lo stesso termine lo riprende Christoph Wilhelm Hufeland, medico massone tedesco che nel 1796 scrisse Das MaKrobiotik, ovvero l’arte di prolungare la vita umana. Egli era il medico personale di Goethe, nel cui pensiero si trovano le radici della concezione antroposofica di Rudolf Steiner.
Egli promuove pratiche di vita per mantenersi in salute e vivere più a lungo; ma allo stesso tempo il suo lavoro si intreccia con quello del giapponese Kaibara, che ugualmente sostiene che cibo e stile di vita portano l’individuo alla salute (o alla malattia). Vi è poi un altro giapponese, Ishizuka, che continua gli studi di Hufeland e Kaibara, sperimentando su di sé una dieta a base di cereali, verdure, legumi, semi oleosi… grazie alla quale risce a guarire da una malattia incurabile.
E quando anche il giovane giapponese Georges Ohsawa si ammala di tubercolosi, con pochissime speranze, legge uno scritto di Ishizuka e applica su di sè i consigli di questa alimentazione, guarisce così completamente e decide di andare per il mondo a raccontare la sua esperienza. Ha scritto così più di 300 libri sull’argomento, tradotti in tutto il mondo, creando un’impalcatura molto solida attorno ai concetti millenari di Yin-Yang, delle 5 Trasformazioni… ma dando a tutto ciò il nome di Macrobiotica, solo nel 1960, una volta arrivato in Europa, dopo aver conosciuto l’opera di Hufeland.
Ma vediamo di che si tratta in sostanza: la Macrobiotica aspira ad essere un modello (nel cibo e nello stile di vita) che si basi sulla natura, ossia provenienza biologica delle materie prime, coltivate senza sostanze chimiche di sintesi; un cibo semplice, tradizionale (legato agli usi e abitudini culturali di una comunità), locale (legato all’area geografica dove si è) e stagionale (che segue i ritmi e i cicli della natura).
La Macrobiotica non è dunque una dieta alla moda, è uno stile di vita, basato sulla conoscenza del ritmo, del flusso e riflusso della natura. Le sue radici si possono trovare nelle antiche civiltà, andando a ritroso fino alla base delle tradizioni umane, e dunque sono da ricercare in ogni cultura e società del pianeta, orientale come occidentale, perché si tratta davvero di archetipi universali, connessi a un modo di mangiare, ma anche e soprattutto di vivere. Pertanto un modello che può e deve essere diverso nelle varie zone del mondo, dove i popoli hanno avuto evoluzioni differenti. Infine un modello che è finalizzato all’armonia dell’uomo con l’ambiente dove vive : è etico oltre che sostenibile, perché un cibo semplice non consuma eccessivamente le risorse del pianeta e può sfamare molte più persone.
In Italia, il contributo di Georges Ohsawa è stato ripreso e adattato alla realtà e ai contesti italiani e mediterranei dal prof. Mario Pianesi, che da pioniere, negli anni ’70 e ’80 ha portato la Macrobiotica nel nostro paese. Si è prima curato da una malattia incurabile, sperimentando gli insegnamenti di Oshawa e poi li ha divulgati in tutto il mondo, dando vita a progetti in tantissimi ambiti, oltre all’Alimentazione, Ambiente, Salute, Economia.
Alla base di questi studi, vi è il principio Yin- Yang, ossia l’ambivalenza di ogni cosa, situazione, stato d’animo: ogni cosa ha due poli e contiene il suo contrario, o il suo opposto (come si vede dal simbolo del Tao, in cui la metà bianca e quella nera rappresentano proprio lo Yin e lo Yang).
Anche questo principio lo troviamo in Occidente: Eraclito scriveva nel 500 d.C. “Ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l’armonia più bella, e tutto si genera per via di contesa.” Ancora una volta la conferma che siamo tutti collegati, al di là di tempo e spazio.
E Ohsawa aggiungeva “si può applicare questo principio a tutti gli istanti della vita giornaliera, nelle nostre relazioni familiari, nel nostro matrimonio, nella nostra vita sociale e politica, perché questo è il fondamento della nostra esistenza, è nella natura delle cose e può servire da norma universale”
La teoria dello Yin e dello Yang e quella conseguente delle Cinque Trasformazioni hanno più di 5000 anni di storia e stanno alla base della Medicina Tradizionale Cinese, delle arti marziali, del Feng Shui e di tanti altri sviluppi che sono arrivati fino ai giorni nostri, in diversi contesti della vita quotidiana.
Ma torniamo al cibo.
La Macrobiotica è molto pragmatica dice Ohsawa, e funziona perché applicata nel quotidiano grazie a un’alimentazione biologica, stagionale, locale, basata prevalentemente su cereali integrali, verdure, cotte e crude, minestre, insalate, legumi, pochi prodotti animali, e nel caso, magari selvatici, perché privi di prodotti chimici. Così come condimenti leggeri di olio, sale marino integrale. Niente zucchero bianco, veleno del nostro secolo. Neanche verdure e frutta più acidificanti come le solanacee. Tutto masticato tanto e lentamente.
Sia il cibo la tua medicina, e tu medico di te stesso. Così facendo, l’alimentazione è in automatico prevenzione, si costruisce il proprio sangue forte e sano e si è meno vulnerabili nei confronti di virus e malattie.
E poi la filosofia: tutta quella dell’Estremo Oriente consiste nell’insegnare la costituzione dell’Universo infinito – chiamato anche Regno dei Cieli, ricercato in tutte le religioni, il cui scopo è di insegnare all’uomo a raggiungere per se stesso e da stesso, la felicità, la libertà e la salute.
I libri di Ohsawa sono ricchissimi di perle preziose sulla giustizia, sulla pace, sulla fede che sta alla base delle reali potenzialità dell’individuo, per il quale niente è impossibile, se solo torna a vivere e mangiare bene, più connesso alla natura e alle leggi universali che la governano.
